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Tavola rotonda “Morire tra ragione e fede”

20 marzo 2009

ore 10.45 - 12.45 TAVOLA ROTONDA: Morire tra ragione e fede
Chairman: Armando Torno

Cardinal Angelo Scola
Emanuele Severino

12.45/13.30 Interventi preordinati

Riflessioni conclusive e Discussione

PRESENTAZIONE DELLA TAVOLA ROTONDA “MORIRE TRA RAGIONE E FEDE” di Giulio Goggi e Ines Testoni

 

La tematica del rapporto tra ragione e fede sta acquisendo un sempre maggiore interesse nel dibattito filosofico, teologico ed epistemologico, in particolare nell’ambito della riflessione bioetica relativa alla gestione della morte e del morire. Il convegno “Morire tra ragione e fede: Universi che orientano le pratiche di aiuto” vuole mettere al centro questa fondamentale consapevolezza culturale e per questo introduce i lavori delle due giornate con una tavola rotonda in cui si confrontano, ad un alto livello speculativo, due sommi rappresentanti per un verso del pensiero laico e per l’altro del pensiero religioso. Il Patriarca di Venezia, il Cardinal Angelo Scola dialogherà infatti con il filosofo Emanuele Severino e sarà chairperson di questo importante incontro l’editorialista Armando Torno del Corriere della Sera, molto attento a queste tematiche.

Emanuele Severino e il Cardinal Angelo Scola non sono peraltro sconosciuti, nel loro linguaggio, l’uno all’altro, in quanto hanno condiviso un comune maestro, capace di dare grande impulso proprio alla riflessione intorno al rapporto ragione-fede: Gustavo Bontadini. L’importanza del pensiero di questo filosofo nel contesto della filosofia che si ispira alla “tradizione classica” è, secondo molti studiosi, senza pari: la sua lettura storiografica audace e di ampio respiro – una visione organica dello sviluppo del pensiero occidentale tesa a mostrarne il confluire verso il ritorno della “metafisica classica” – e l’eccezionale forza teoretica della sua speculazione, sostenuta dalla comprensione dell’incontrovertibile verità dell’essere, ne fanno un maestro di metafisica e una delle voci più originali nel panorama della filosofia contemporanea. Bontadini insegnava che l’“unità dell’esperienza”, ossia la totalità di ciò che è noto per sé, è l’imprescindibile punto di partenza del sapere. L’“unità dell’esperienza” contiene in sé l’idea della totalità del reale (ossia l’idea dell’intero dell’essere) e Bontadini assegnava alla metafisica il compito di decidere se l’“unità dell’esperienza” coincide o non coincide con la totalità del reale. Com’è noto, il nostro filosofo guadagnava la tesi della “trascendenza” sfruttando il nucleo essenziale della “metafisica classica”: il pensiero dell’“essere” e del “non essere” e la formulazione del “principio di non contraddizione”.

Formatosi alla scuola di Bontadini, Emanuele Severino ha meditato a fondo la figura dell’“unità dell’esperienza”: il concetto severiniano della “struttura originaria” si presenta come lo strutturarsi delle immediatezze e quindi come l’apertura originaria dell’orizzonte dell’esperienza presa nella sua unità e totalità. Ma la “struttura originaria” contiene qualcosa di impensato da Bontadini e di inaudito dal pensiero occidentale, vale a dire l’affermazione dell’impossibilità che l’“essere” non sia. Per Severino il nucleo essenziale della “metafisica classica” (che invece acconsente all’idea che questo o quell’essente possa essere come non essere) si presenta come la forma peggiore della contraddizione. Di qui la celebre polemica con Bontadini il quale finì comunque per accostarsi, a poco a poco, alle tesi di Severino: ridefinì in termini “parmenidei” il nucleo essenziale della metafisica classica (riconoscendo che il non essere di anche un solo granello di sabbia è “scandalo” per la ragione) ma contestò sempre a Severino gli esiti anticreazionistici della sua posizione metafisica. Bontadini, uomo di vera e profonda fede, tenne sempre ferma l’idea che la sua amatissima “metafisica classica” fosse compatibile con il messaggio del cristianesimo custodito dal magistero della Chiesa.

Angelo Scola ha consolidato la sua formazione filosofica seguendo le lezioni di Bontadini e di Severino. Il cardinale-patriarca di Venezia definisce l’“unità dell’esperienza” in termini di esperienza “integrale” ed “elementare” della “persona”, con ciò connotando l’“unità dell’esperienza” come “struttura antropologica originaria”.

Per un verso quindi, alla luce della sua fede in Cristo, Scola afferma quindi la paradossale dinamica di continuità e di discontinuità tra l’“esperienza “cristiana” e la “struttura originaria” che, in quanto originaria comprensione della totalità di ciò che è, si presenta già, di suo, come “esperienza religiosa” ossia come interrogazione ultima sul senso del tutto. In questa prospettiva (che è quella dell’intellectus fidei) Scola sostiene, al di là di ogni prospettiva estrinsecistica del rapporto tra fede e ragione, che l’“esperienza cristiana” è la verità della struttura originaria: gratia non destruit naturam sed perficit. Per il teologo, l’“uomo” che aderisce a Cristo, morto e risorto, è già nella “gloria” e vi è già, nella fede, una qualche pregustazione della conoscenza che avremo in futuro: in forza della vita nuova in Cristo “noi tutti, a viso scoperto, riflettendo come in uno specchio la gloria del Signore, veniamo trasformati in quella medesima immagine, di gloria in gloria, secondo l’azione dello spirito del Signore” (1Cor 3,18). La salvezza è già acquisita, ma siamo in attesa della piena manifestazione della “gloria futura che dovrà essere rivelata in noi” (Rm 8,18). Per l’altro verso, invece, per il filosofo Emanuele Severino l’“uomo” è, in verità, la “Gioia” della totalità infinita dell’essere, dove “la Gloria è già da sempre e per sempre totalmente dispiegata” (E. Severino, La gloria, Adelphi, Milano 2001, p. 563). La salvezza, ossia la manifestazione della verità non più contrastata dall’errore, esiste già da sempre ed è destino che, ad un certo punto, incominci ad apparire. Ma per la testimonianza della verità dell’essere (secondo necessità) la Gloria è il destino dell’“uomo” e non qualcosa di cui l’uomo partecipi ricevendola “ab alio”: “Procedendo nella Gloria, verso l’apparire della Gioia”, l’“uomo” procede verso se stesso (Ibidem).

La tavola rotonda sarà interamente registrata e verrà riprodotta in atti nella rivista Humanitas (Morcelliana, Brescia), accogliendo altresì saggi introduttivi ed esplicativi degli scriventi.

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